sabato 25 luglio 2009

Descamisados e... todos caballeros. Il caso Grillo e le vicende nostrane


di Carlo Mazzoni

A volte mi domando se ne vale la pena.
Altre volte mi consolo pensando che in fin dei conti vedere all'opera certi personaggi aiuta ad aumentare l'autostima.
Fatto sta che penso che la sinistra (e non solo il PD) siano a quel bivio che separa non soltanto la vita e la morte, ma anche la dignità dall'assenza totale di etica.
E quello che è successo al primo Consiglio comunale dell'era Concina lo testimonia.

Ma prima di parlare di questo, vorrei fare una considerazione di carattere nazionale che ben si confà a quello che dirò poi sulle cose nostrane.
Mi riferisco al caso Grillo.

Le ridicole e patetiche scuse burocratiche, unite a una notevole dose di arroganza, che hanno escluso il noto comico blogger dalla corsa alla segreteria, anzi dalla semplice iscrizione al partito, sono la evidente
testimonianza dello stato pre comatoso in cui versa il partito democratico, che,al di là delle chiacchiere, ha semplicemente... avuto paura.
Paura di che?
Paura che un comico di successo, un border line della dissacrazione, entrasse nel paludato convegno di ottobre, tra mozioni, delegati, giochi di corrente e robetta varia a dire quello che molti italiani, potenziali elettori del PD, pensano.....
quello che anche Nanni Moretti, anni fa a Piazza Navona, disse: CON QUESTI DIRIGENTI NON VINCEREMO MAI.
Il punto è che i dirigenti sono sempre gli stessi, ancora più invecchiati, ingrigiti, frustrati dalle continue sconfitte culturali prima che politiche del berlusconismo dominante, e purtuttavia sempre più determinati a non mollare l' osso e soprattutto a schivare qualunque pericolo che possa mettere in dubbio il loro vanesio potere.

Potevano quindi accettare un personaggio che, mentre loro discutono (se il partito deve essere più o meno di sinistra, se deve essere veltroniano o dalemiano, filo ds o filo dc, stare con l'udc o rifondazione, avere un segretario cattolico o laico, accontentare Rutelli e la Binetti o altri, stare unito o fare la scissione, stare con gli eurosocialisti o no, e altre amenità del genere) va al congresso e dopo aver detto loro che è inutile che parlino perchè tanto sono morti, gli domanda semplicemente:

siete per il nucleare o no?
Siete per le energie alternative o no?
Siete per il testamento biologico, le coppie di fatto, i diritti dei gay, la procreazione assistita, la ricerca sugli embrioni, i diritti civili, o intendete sempre chiedere il permesso al Vaticano prima di decidere?
Siete a favore o no di una seria legge sul conflitto di interessi?
Siete per ripulire partiti e parlamento dagli inquisiti e condannati oppure no?
Siete veramente per la pace e con il movimento pacifista o semplicemente avete deciso di risolvere il problema chiamando missioni di pace le missioni di guerra, salvo poi piangere lacrime di coccodrillo quando qualcuno (italiano ovviamente, perchè dei morti locali civili, tra cui donne e bambini, non ve ne può fregare di meno) ci lascia appunto la pelle?

Potevano , i lorsignori del pd, permettere questo?
No che non potevano, e sapete perchè? Perchè avrebbero dovuto RISPONDERE.
Avrebbero dovuto DECIDERE.
IMPENSABILE.

E mentre riflettevo su questo, mi veniva in mente quello che era avvenuto nel PD orvietano , durante le primarie, il dopo primarie, le elezioni, la storica sconfitta e il geniale esordio al consiglio comunale con il voto bipartisan alle linee programmatiche del sindaco Concina...
Ci si potrebbe fare un film o forse per certi versi il tutto ricorda il surreale teatro di Ionesco.
Intendiamoci, io non ritengo scandaloso che il pd possa nel corso dei prossimi cinque anni votare, quando è giusto, le decisioni del nuovo sindaco, se è per il bene della città.
Quello che trovo scandaloso è che lo si faccia nei tempi e nei modi che abbiamo visto.
Inciuci, dietrologie di bottega, opportunismi e il virus del potere che rapido s'insinua anche in chi ne pareva immune hanno fatto sì che l'unanimità sancisse l'ipocrisia, e che la mia amica Donatella Belcapo, che si è dissociata da questo schifo, diventasse una sorta di eroina della coerenza, semplicemente per aver fatto una
cosa che dovrebbe essere normale, ma che purtroppo normale non è.
E non è normale perchè la coerenza non è di questo mondo.

E allora vorrei ricordare, anche se questo forse farà arrabbiare alcuni miei amici, quelli con cui ho condiviso la battaglia delle primarie, (ma molti, son convinto, la pensano come me, anche se per amor di pace preferiscono lasciar perdere), che nel famoso consiglio di apertura a votare "l'inciucio" non sono stati solo i mociani (che in fin dei conti sono stati anche coerenti nel votare il sindaco che hanno contribuito a far vincere, no?!!!), ma anche gli stelliani e anche , dispiace dirlo, il nostro candidato a sindaco.
Claro?

E allora? Dove sta la differenza?
E va bene, direbbe sempre Moretti, continuiamo così, facciamoci del male...
Ma sì, massacriamoci alle primarie, diamo il comune alla destra, e poi, quando si vota....ma sì....todos caballeros!!!

E allora, ripeto, ne vale la pena?
Forse sì, ma solo se...
solo se chi ritiene che tutto questo sia uno schifo decide di non mollare e di farsi sentire...
...se un gruppo di persone, che abbia o meno la tessera del pd, decide di farsi movimento, di urlare la propria coerenza e la propria rabbia......
...se si decide di far uscire allo scoperto le ipocrisie, la bulimia di potere, e rimpiazzarle con la passione e la radicalità delle scelte...
...se si vuole avere la determinazione di dovere rendere conto solo alle proprie idee e alla propria dignità.

Forse è utopia, ma è la sola a cui voglio credere.
E forse , chissà , tra non molto si potrà immaginare una scena , di un film che nessuno ha ancora mai pensato....
...una stanza buia in cui pochi, depressi bulimici di potere, piangono i loro fasti perduti....
...mentre fuori sulla strada una città rinata celebra il caos rigenerante di un gruppo di coraggiosi e testardi descamisados........

1 commento:

  1. Sono pienamente d'accordo con l'analisi e la proposta di Carlo Mazzoni.
    La crisi della forma di rappresentanza costituita dai partiti del centro-sinistra impone a chi si sente ormai fuori da questo mondo fatto di burocrazie e di interessi spesso molto limitati e personali, di tornare a pensare a forme di dialogo e di ricostruzione della partecipazione democratica che siano autonome, antiburocratiche e che - torno a ripetere cose già dette - siano in grado di valorizzare le competenze e i saperi diffusi nella società, le quali sono ampiamente superiori a quelle espresse dal mondo della politica politicante.

    Ma ciò è indispensabile soprattutto perchè da questo attuale mondo della politica non si vede alcuna capacità reale di fornire risposte adeguate ai cambiamenti epocali che stiamo vivendo e all'emergere di fortissime contraddizioni sociali ed economiche, di nuovi bisogni e interessi, di diritti collettivi e individuali.

    Il futuro non può essere disegnato più, in via esclusiva, dagli apparati dei partiti e delle loro emanazioni istituzionali, i quali, come dimostra ampiamente il caso di Orvieto, puntano essenzialmente alla loro perpetuazione e per tale obiettivo, sono disposte a contravvenire ad ogni minimo principio di rappresentanza "di parte", cioè alla loro stessa natura, riconosciuta costituzionalmente.

    L'azione di aggregazione delle realtà sociali e delle singole persone che non si sentono più rappresentate da questo mondo, non può essere rimandata ad un futuro indefinito, in attesa che qualche improbabile evento positivo si realizzi, ma dovrebbe, a mio modesto parere, iniziare già oggi, superando incertezze, dubbi e divisioni che sono anch'esse legate al passato.

    In questa prospettiva, ci vuole capacità di ascolto, rispetto dei percorsi individuali, comprensione dei differenti linguaggi e categorie interpretative che si usano e si sono usate e con cui ciascuno ha provato a collocarsi nel mondo.

    Il minimo comune denominatore di questa fase storica, su cui penso possiamo in molti convenire, è quello di ricostruire la funzione fondamentale della politica che è quella della partecipazione popolare alla determinazione delle scelte grandi e piccole che riguardano i luoghi in cui si vive.

    L'esito del voto a Orvieto e l'atteggiamento dei consiglieri comunali del centro sinistra, a parte Donatella Belcapo, dimostra che questa partecipazione non può essere limitata ad una occasione ogni cinque anni (quella del voto), poichè come i fatti dimostrano, essa può venire tranquillamente falsificata e strumentalizzata per finalità di clan e di gruppi di potere che tendono a rappresentare solo se stessi. Non la gente.

    E volendo essere ecumenici, questo ragionamento trova applicazione a sinistra certamente, ma forse anche nel centro-destra.


    rodolfo.ricci100@gmail.com

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