di Mario Tiberi
Ho partecipato, giovedì scorso, con curiosità e un certo entusiasmo al “Forum della Sinistra Orvietana” indetto per iniziativa del gruppo “Orvieto Anno Zero”.
Non Vi nascondo che, appena entrato nella sala dove si svolgeva la riunione, ho avvertito dentro di me sensazioni parallele e contrastanti se sarei stato ben accetto o meno, se sarebbe stato opportuno prendere la parola o tacere e se, una volta alzata la mano per intervenire, quali argomenti affrontare e da quali visuali di analisi e di critica svilupparli.
Devo pubblicamente ringraziare gli organizzatori e tutti i partecipanti per la cortesia riservatami e l’attenzione con la quale hanno ascoltato ciò che avevo loro da dire. Mi sono ben presto sentito a mio agio e un po’ come se mi trovassi a casa mia!.
Ho apprezzato molto le parole introduttive di Davide Orsini e di Rodolfo Ricci al quale, da questa tribuna mediatica, desidero esprimere i miei personali complimenti per il coraggioso corsivo a commento dell’entrata in vigore delle leggi restrittive sull’immigrazione clandestina e che mi trovano perfettamente in linea con quanto da Egli sostenuto sia per sostanza che per contenuti.
Orvieto città democratica, solidale e certamente anche aperta alle esperienze interrazziali e all’incontro tra culture e civiltà distanti e diverse per meglio conoscersi e, quindi, per meglio comprendersi. E’ uno dei modi, concreti e tangibili, per attuare una politica di avanzamento culturale e di progresso civile dalla quale la Pace, bene uno e indivisibile, non può che trarne giovamento e impulso.
In alcuni momenti del dibattito, ad onor del vero, ho respirato un’aria un po’ troppo intellettualistica e salottiera fatta di linguaggi “politichesi” non più attuali e inadeguati alla comprensione della gente; personalmente sono sempre più favorevole perché si adotti una volta per tutte un modo di parlare al popolo che sia diretto, semplice, chiaro, inequivocabile e che rifugga da perifrasi, arzigogoli e avvitamenti linguistici che ci allontanano dai nostri interlocutori invece di avvicinarli.
Complessivamente la serata è stata comunque ricca di spunti interessanti e di riflessioni proficue.
Mi preme segnalare l’intervento del Sen. Carlo Carpinelli e, poi, quello del mio amico Carlo Mazzoni.
Dal primo, e finalmente, ho sentito dopo tanto tempo riparlare dell’ “arte della politica” e delle strategie ad essa conseguenti, di come si può e si deve tracciare un percorso di presenza nella società al fine di ristabilire il collegamento, in parte venuto meno, con le istanze più vive e sentite da parte dell’opinione pubblica, della necessità di ricreare una nuova stagione in cui lo stile di pensare e di agire di coloro che si riconoscono nella cultura della sinistra ritorni ad essere qualitativamente prevalente e, quindi, riconoscibile ed attrattivo.
Il secondo ha sagacemente riassunto le sue ultime esternazioni giornalistiche precisando che una ripartenza dell’iniziativa politica delle forze riformiste e progressiste non può non abbandonare i metodi stantii e nauseanti del “Caballero”, cioè di colui che opera solo per acquisizione o mantenimento di postazioni privilegiate e di tornaconto individuale.
Per quel che mi riguarda, torno a ripetere che, seppur appaio un rinsavito estremista, non sono io che sono andato avanti, ma è la società nel suo complesso ad essere scivolata all’indietro verso forme di qualunquismo, di relativismo spirituale e di “nichilismo” politico dove, ovviamente, la destra non può che sguazzare.
Allora si deve comunque ripartire, forse da zero, per un obiettivo capace di futuro e, quando uso questo fraseggio, non mi voglio riferire al movimento cittadino che ha ispirato e sostenuto le primarie per la scelta del candidato a Sindaco, bensì al senso letterale di quelle parole per una Città che sa guardare avanti e in grado di costruirsi con le sue stesse mani il proprio avvenire.
Per il raggiungimento di tale traguardo la sinistra orvietana può fare molto purché abbandoni il vezzo di dividersi per il solo gusto di farlo, di scendere dal piedistallo dell’autosufficienza e dell’autoreferenzialità e, infine, proporsi come forza alternativa, seria e dinamica, credibile e autenticamente popolare.
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