di Rodolfo Ricci
Ho letto or ora l'articolo di Massimo Gnagnarini. Ottimo intervento, che in termini contabili mi pare ineccepibile.
Perché non dovrebbe essere percorsa questa via? Vi sono elementi particolari che ostano alla sua attuazione?
Aggiungerei, nella stessa direzione proposta da Gnagnarini, l'impegno a ripubblicizzare l'acqua come ulteriore elemento di valorizzazione economica e di potenziale opportunità di occupazione per eventuali esuberi comunali, così come penso sia possibile impugnare ogni altra convenzione in vigore in termini di privatizzazione di servizi pubblici o concessioni varie che, invece di creare risparmi, abbiano creato aggravi di spesa per la cittadinanza o mancati adeguati introiti per le casse comunali.
Di solito gli squilibri strutturali si creano anche per la fretta di "incassare pochi, maledetti e subito", senza riflettere sul fatto che un incasso definitivo ora, vuol dire tanti mancati incassi in futuro, e ciò vale sia in termini di liquidità che di patrimonio.
Se ben ricordo ve ne sono diverse di concessioni, quantomeno discutibili, e in verità discusse nel passato prossimo, su cui andrebbe fatta una verifica puntuale della loro legittimità (temini temporali, ruolo di controllo del Comune, ecc.) e della possibilità di essere modificate o, quando non vi è particolare contenuto tecnologico o di superiori competenze, addirittura ritirate.
La logica assurda di tagliare, privatizzando o svendendo, è la logica dell'ultimo quarto di secolo che ha creato niente altro che riduzione dell'ambito di intervento del pubblico (cosa che ovviamente significa anche meno risorse complessive da gestire) risolvendo alcuni problemi nell'imminenza delle scelte, ma posticipandone gli effetti - quelli sì STRUTTURALI - nel futuro.
E' importante capire che da queste scelte ne hanno avuto grande vantaggio alcuni investitori privati che solitamente non hanno migliorato i servizi, ma solo massimizzato le loro opportunità di profitto, e il sistema bancario, che ha decuplicato, in due decenni, gli interessi riscossi dal pubblico investendoli spesso nel circuito micidiale della finanza speculativa. Con gli effetti che conosciamo.
L'aggressione della finanza ai beni pubblici è un pezzo di storia che ricorderemo a lungo.
Mi pare che questo ragionamento possa essere applicato a diverse situazioni, a partire, se non erro, dalla concessione della discarica.
Analogamente si può ragionare su altre situazioni, fonti pubbliche, ecc., (anche se lì si tratta di concessioni regionali) laddove tuttavia, le imprese che ne gestiscono le risorse, forniscono solo un magrissimo ammontare di occupazione al territorio.
Chi ne sa più di me, può sicuramente aggiungere altre situazioni che vale la pena affrontare al più presto.
Non si tratta di riaffermare un Comune tuttofare, ma una Municipalità intelligente che determini quali sono le opzioni strategiche, come vanno trattate con gli attuali interlocutori, e quali quelle che possono essere lasciate alla gestione privata.
Altra cosa sono i servizi sociali e culturali affidati in convenzione, che notoriamente si fondano su occupazione quasi sempre precaria e il cui peso è del tutto insignificante (scuola di musica, ecc.), rispetto ai fiumi di interessi passivi che corrono dalle casse del comune ai vari istituti di credito. L'impegno, in questo caso, per un Comune serio, dovrebbe anzi essere quello di legare le convenzioni alla strutturazione di posti di lavoro stabili e in regola.
E' in questo senso che torno a dire che c'è bisogno di un riequilibrio che pesi su chi, negli anni passati ha guadagnato abbondantemente da queste politiche. E che non si debbono scaricare gli errori fatti sui cittadini.
Aggiungo anche che vi è una ampia casistica di opportunità offerta dai Fondi comunitari che può consentire una riqualificazione delle risorse umane finalizzata ad una nuova e adeguata gestione del pubblico.
Insomma, il bilancio approvato a maggioranza trasversale mercoledì scorso, ha, io penso, delle valide alternative.
Si tratta di renderle note, e si tratta di optare. C'è bisogno di un'assunzione di responsabilità per organizzare la pubblicizzazione di questo dibattito e per far sì che la cittadinanza si pronunci liberamente sulle varie ipotesi.
Al di là delle scelte di questa Giunta, una discussione aperta e comprensibile a tutti è il miglior viatico per gli anni che verranno. Il Sindaco potrebbe ad esempio capire, se la maggioranza che lo sostiene è anche maggioranza tra la gente. Ed è anche una occasione di crescita culturale per tutti coloro che hanno amministrato (per capire se e dove hanno sbagliato), che stanno amministrando e che amministreranno la cosa pubblica ad Orvieto (per sbagliare di meno).
E' questo il tempo del Bilancio Sociale Partecipato.
Da Orvietonews.it
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