del Comitato cittadino antifascista
La legge 733B, meglio nota al pubblico come "pacchetto sicurezza" è da
oggi legge. A poco sono serviti i rilievi avanzati nel corso di questi
mesi, da associazioni e istituti che sulle problematiche
dell'immigrazione lavorano attivamente, a nulla le perplessità
espresse anche nell'ultima relazione del CSM. A nulla le ipostesi di
incostituzionalità avanzate da giuristi illustri.
Diventa realtà: l'introduzione del reato di ingresso e soggiorno
irregolare sul suolo italiano, il permesso di soggiorno a punti, la
necessità di esibire tale permesso per qualsiasi atto di stato civile
( quindi anche per la registrazione di una nascita), l'esame di lingua
italiana, il prolungamento dei tempi di permanenza nei CIE fino a 180
giorni, la pena fino a tre anni di carcere per chi affitti a immigrati
irregolari e per oltraggio a pubblico ufficiale, la stretta sui
ricongiungimenti familiari,il certificato di abitabilità
indispensabile per l'iscrizione anagrafica, la regolarizzazione delle
"ronde cittadine".
"Trattare gli immigrati come criminali non risolverà le sfide che
l'immigrazione pone all'Italia. Questo disegno di legge incoraggia
soltanto l'intolleranza o peggio, nei confronti di individui che fanno
una vita già abbastanza dura..." A pronunciarsi in questi termini era
stata, qualche giorno fa, Human Rights Watch, nota organizzazione
internazionale che si batte per la difesa dei diritti umani in ogni
parte del mondo. Se si pensa che la stessa voce si alza continuamente
per condannare, l'Iran, o la Birmania, o anche la Cina per la
questione tibetana... questo dovrebbe quanto meno far riflettere.
Ma pesanti denunce sono contenute anche all'interno del rapporto
annuale di Amnesty international.
La preoccupazione maggiore è legata all'impossiblità, da parte del
migrante irregolare di avere accesso a diritti fondamentali come
quello alla salute e all'istruzione.
Difatti, nonostante un finto passo indietro da parte del Governo, il
codice penale italiano impone al pubblico ufficiale nell'esercizio
delle proprie funzioni, la denuncia dell'immigrato irregolare in
quanto "reo": ad essere tirati in causa sono dunque medici, insegnanti
e presidi.
Già prima dell'entrata in vigore della norma, alcune organizzazioni
sindacali e di categoria avevano denunciato una netta diminuzione di
stranieri nei pronto-soccorso; la stampa ha dovuto registrare le prime
vittime: come Ylenia, la badante moldava morta dissanguata in Puglia
perchè... "clandestina". Parallelamente a questo diventa sempre più
concreto il rischio che nasca e si alimenti "un mercato nero della
salute" a tutto vantaggio delle organizzazioni criminali.
In tutto il paese sono nati movimenti e comitati spontanei che in
questi mesi hanno cercato di smascherare la "bugia" securitaria dietro
la quale si nasconde difatti una strategia di controllo sociale e lo
smantellamento di diritti universalmente riconosciuti, non solo per i
migranti. Ma ciò non è bastato.
Poco conta, adesso, che delle persone, la cui unica colpa era quella
di essere "clandestini" siano già morte per paura di rivolgersi a un
pronto soccorso, ancor prima dell'entrata in vigore della legge. Poco
conta che un insegnante, d'ora in poi, possa decidere di denunciare i
genitori di un bambino i cui permessi di soggiorno non siano in
regola, o che un padre o una madre non possano regolarizare un figlio
per lo stesso motivo, ancor meno conta che una persona possa venire
privata della propria libertà fino a 180 giorni solo perchè non
possiede un "pezzo di carta" che la renda "umana"...
Il diritto internazionale e i diritti sanciti dalla nostra
costituzione hanno oggi subito un colpo enorme, di cui forse non si ha
ancora piena coscienza, in nome di una sicurezza usata come strumento
di propaganda a fini elettorali.
La vera sicurezza la si costruisce a partire dall'analisi di un mondo
in continuo divenire in cui la multiculturalità rappresenta un
traguardo inevitabile e non attraverso la sua negazione.
A fronte di una deriva sancita a norma di legge forse l'unica speranza
può essere ancora legata alle dimensioni locali.
In alcune regioni, Marche e Toscana, per esempio, ma ancor prima nel
Lazio, in Campania e in Calabria, le leggi regionali sull'immigrazione
recentemente approvate rappresentano un'inversione di rotta rispetto
ad una deriva xenofoba "legalizzata", a dimostrazione del fatto che è
solo partendo dal criterio di "cittadinanza sociale" che si possono
costruire modelli di società aperti e plurali.
Di sicuro un ruolo fondamentale continuerà ad essere giocato dalla
società civile ancora capace di indignarsi e di non dimenticare che un
tempo i clandestini, i senza diritto, i migranti... eravamo noi!
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